Quando dire di no è meglio di una figura di m.

Non si può dire sempre sì.

Nemmeno un’agenzia di comunicazione può riuscirci.

what-part-noNessuno ci riesce.

Nemmeno noi, nemmeno voi e a volte, tra l’altro, dire di no, rifiutare una “commessa”, un lavoro o un ordine, ci dà più autorità di quanta immaginiamo, soprattutto se il compito che ci è richiesto non è realizzabile.

Wait!

“Quando un compito non è realizzabile”?

Può accadere per diversi motivi:

  1. Non è nelle nostre competenze: piuttosto che passare per cioccolatai, è meglio declinare l’invito.
  2. Non ce la facciamo con i tempi: se la data è troppo vicina, o siamo Mandrake o rischiamo di fare casino. Anche quando, magari, agli occhi del committente, è già tutto fatto e va solo replicato.
  3. Non ce la facciamo con i tempi perché siamo intasati di lavoro: può succedere, anche oggi, nell’anno del signore 2015, con la crisi, le difficoltà del mercato, la penuria di cash in circolazione. Quando capita, non serve lamentarsi (“Ma tutti insieme?”), quanto magari ridiscutere il proprio organico…e nel frattempo, essere onesti con chi si aspetta da noi una risposta.
  4. Non ce la sentiamo di rischiare o non crediamo che l’operazione richiesta vada fatta. Un esempio: una campagna che non ci convince, sulla quale abbiamo dei dubbi o una promozione che sappiamo non funzionerà.

Dire sempre sì, equivale a non avere non solo carattere ma nemmeno abbastanza forza per scegliere su cosa concentrarci per dare il massimo in nostro potere.

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