Gli Yes Men della comunicazione

L’agenzia che dice sempre sì non è una buona agenzia.

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Ci sono attività che una buona agenzia dovrebbe sconsigliare, altre che addirittura dovrebbe rifiutarsi di fare.

Un’industria pesante, attiva nella produzione di trafilati d’alluminio, ad esempio, che volesse aprire un profilo Instagram (corporate), non dovrebbe ricevere una quotazione ma un secco rifiuto, meglio se motivato:

«Avete già una pagina Google Plus, una LinkedIn e una Facebook, oltre al profilo Twitter e a VKontakte. Perché volete Instagram?»

«Perché ce l’hanno tutti, anche mio figlio di undici anni!»

(Ecco, appunto: “suo figlio – di – undici – anni”)

OK. “No” è una parola che non piace a nessuno.

Non ci piace quando la sentiamo dai nostri clienti e non siamo abituati a sentirla da chi lavora con e per noi, ma in certi casi, “no” è meglio di sì. Vediamo quando:

Il cliente, prima di firmare il preventivo, chiede all’agenzia: «Potremo aggiornare da soli il nuovo sito?»

L’agenzia risponde: «Sì, certo!»

Fa rabbia, vero?

Ti dicono di sì e poi salta fuori che per aggiungere, togliere o modificare due righe o un’immagine, devi fissare un appuntamento con il tecnico o prendere una laurea al MIT per capire come funzioni il CMS.

Non sarebbe meglio un bel “No”, magari spiegando che la politica dell’agenzia (piccina picciò senza riferirci alle dimensioni) spinge per mantenere il controllo all’interno?

Sì, sarebbe molto meglio. Ma succede di rado. O meglio: succede solo se l’agenzia che hai scelto è guidata e formata da persone illuminate e non da fuffologi in cerca di F.F.*.

Perché? Perché nella testina dell’agenzia piccina sopravvive l’idea che il cliente vada tenuto lontano dall’operatività e il più possibile dipendente dall’agenzia stessa, così come resiste una sorta di arcaico protezionismo sul know-how.

“Se gli insegnassimo a farlo da solo, poi non ci chiamerebbe più” -pensa il piccolo account/piccolo imprenditore-art-creativo, senza sapere quanto ricevere formazione possa essere utile per il cliente e aprire le porte a relazioni “long-lasting”.

 

 

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