La comunicazione è morta.

La comunicazione vecchio stampo è morta, la pubblicità tradizionale sta tirando gli ultimi.

Secondo i dati Nielsen di Febbraio, il totale degli investimenti pubblicitari è calato del 5,2% sul mese precedente; i quotidiani hanno perso l’8,9%, i periodici il 6,2, la tv il 4,9. In realtà non va bene neanche per il web, – 5,3. In crescita solo radio e affissioni. Che cosa succede, aldilà del momentaccio?

Se in Italia, Urbano Cairo punta all’acquisizione di Rcs, oltre confine i titani dei social network hanno capito che il paradigma è cambiato.

La comunicazione è cambiata.

I social, appena nati, non sono più gli stessi. Il modo di parlare, farsi conoscere, interagire con il proprio target si modifica ogni giorno.

Cominciamo ad esaminare gli argomenti proposti da un report pubblicato dal Tow Center for Digital Journalism della Columbia Journalism School nel dicembre del 2014, intitolato “Post Industrial Journalism: Adapting to the Present” e curato da Chris Anderson, Emily Bell, Clay Shirky.

Alla base dello studio non c’è un ragionamento sul futuro dell’industria editoriale ma il fatto che “quel futuro è già qui e non esiste più un’industria editoriale”.

Già, perché, oggi, tutti – autori, imprese (gli inserzionisti pubblicitari), la massa di gente precedentemente conosciuta come l’audience – sono stati dotati di una nuova libertà di comunicare. E quella trasformazione dei lettori e spettatori in utenti ed editori richiede non di cambiare tattica ma concezione di sé, non essendoci modo di preservare editoria e giornalismo così com’erano.

La libertà di comunicare ha confini labili. O non ne ha affatto.

La pianificazione maniacale e l’iper-controllo hanno lasciato il campo all’improvvisazione, alla spontaneità di SnapChat, Periscope, Instagram e delle recenti feature di Facebook Live.

Perché?

Perché gli esseri umani parlano, comunicano e reagiscono senza riunioni preliminari. Senza strategie a tavolino, senza ore e ore e ore di relazioni e report (e pippe sui generis). Lo fanno in modo naturale. In diretta.

Eccola, la chiave. Anzi, le chiavi: naturale e in diretta.

Cosa significa? Vuol dire che dovremo smettere di programmare i nostri post, gli aggiornamenti? No, ma dovremo iniziare a liberarci dall’ansia dell’iper-controllo.

E, soprattutto, che dovremo per forza di cose, ritornare a pensare come persone, a parlare alle persone e per le persone (più che come strateghi intrappolati nella propria strategia!).

 

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