L’estate in agenzia

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Fa caldo, caldissimo. Così caldo che in giro per strada la gente dà di matto. Vedi persone ai semafori che schiumano (di rabbia) per un ritardo di otto nano-secondi sul verde. Vedi esseri umani devastati dall’afa che si trascinano per le città semi-deserte. Vedi telegiornali che raccomandano di bere molto, di ripararsi dal sole, di non abbandonare anziani e animali (in ordine inverso, di solito).

Poi entri in ufficio.

E l’ufficio è l’Alaska: venti gradi centigradi costanti, maglioncini e sciarpine sui tuoi colleghi.

Entri e geli. Lo shock termico è da polmonite istantanea, ma almeno – ti dici – qui respirerò…

Poi ti siedi, apri il computer e ti lasci investire dagli alert pre-vacanze. Gli alert, esatto, quelli dei clienti dell’agenzia che di colpo, a un minuto/una settimana dalle vacanze, decidono di:

  1. rifare da zero tutta l’immagine coordinata;
  2. ribaltare il sito internet;
  3. fare un catalogo nuovo per prodotti nuovi (dei quali non ci sono foto, o testi, o info).

A questo punto, se il tuo lavoro lo fai bene, deglutisci e ti metti in moto. Prendi il telefono e vai di chiamate. Se invece no, non ti resta che lanciarti dalla finestra, sperando di intercettare un super-eroe che ti salvi, o un portale spazio-tempo che ti tele-trasporti in un’altra galassia.

Nel primo caso, oltre a eseguire, puoi permetterti di PARLARE con i tuoi clienti e SPIEGARE il valore del tempo (e della meditazione), per invitarli a ponderare i cambiamenti e a non seguire un embolo partito causa-afa. E poi decidere CON LORO, le priorità: ovvero le “cose” da fare subito, prima della chiusura estiva. E quelle da rimandare a settembre. Senza ansie.

Nel secondo, purtroppo e per colpa tua, non hai tanta libertà. I tuoi clienti nemmeno ti ascoltano. Non lo fanno perché non ti conoscono, non conoscono te e non conoscono il tuo valore. O non sanno nemmeno che esiste.

Nel caldo torrido della tua estate, così come nel gelo siberiano del più rigido degli inverni, la variabile sei sempre tu: come nello spot Vodafone, è sempre tutto intorno a te. A quanto riesci a farti stimare, all’autorevolezza che costruisci lungo il tuo cammino. Alla reputazione che ti sei fatto. Oppure no.

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