Grab A Gift, come usare Facebook Live nel modo giusto!

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Più volte mi sono soffermato sulle infinite opportunità che offre un corretto uso di Facebook, sia per privati che per aziende. Oggi voglio darvene un esempio, mostrandovi la brillante idea avuta dall’agenzia creativa canadese, Rethink Canada, per il cliente Sports Experts, uno dei principali rivenditori sportivi del paese con la foglia d’acero rosso sulla propria bandiera.

Cosa hanno pensato di fare per aumentare la viralità – e le vendite – dell’azienda? Ad inizio mese hanno unito la diretta Facebook e le reaction (le faccine con cui puoi esprimere il tuo parere sui post) con uno dei giochi più diffusi nelle sale giochi e centri commerciali del mondo, il ragno meccanico.

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Attraverso un video in diretta, gli utenti potevano muovere in tempo reale il braccio meccanico, premendo semplicemente le reaction dal loro dispositivo, e ogni premio catturato veniva assegnato a random ad un fan. Ecco così nato Grab A Gift, il primo gioco online interattivo di questa tipologia pensato per l’azienda e per i clienti, attuali e potenziali.

Risultati? 2.2 milioni di visualizzazioni uniche, di cui il 50% organiche, ossia non derivanti da alcuna campagna di advertising, e un aumento delle vendite del 15% rispetto al 2015!

Ovviamente non tutti possono permettersi queste tecnologie, però, chiunque, può ingegnarsi per sfruttare al meglio le opportunità che offrono i vari social network o, se non sa neanche da dove partire, può  per farlo.

I social non sono solo gattini e Gianluca Vacchi, sono molto di più!

Matteo

Stai cercando lavoro? Occhio a quello che pubblichi sui social!

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La Stevenson Univeristy, università del Maryland negli Stati Uniti, ha di recente pubblicato un’infografica sulla relazione tra la ricerca di un posto di lavoro e l’utilizzo dei social network da parte del candidato, evidenziando come il 60% dei datori di lavoro dà un occhiata a Facebook e compagnia bella per compiere una scrematura iniziale.

Questo discorso non è rivolto a tutti i settori, tuttavia, anche se non lavori nel mondo del digital, il consiglio è sempre quello di evitare di pubblicare contenuti compromettenti, come post socialmente e politicamente discutibili o foto imbarazzanti che tanto tra 4/5 anni ti vergognerai tu stesso di aver svelato alla tua cerchia di amici e “fan”.

Andiamo, dunque, ad analizzare nel dettaglio i principali social network visionati dalle aziende:

Facebook

Facebook è un social network personale dove uno, tecnicamente, è libero di pubblicare quello che vuole, dalle foto di ogni pasto fatto durante la giornata (discutibile) al selfie davanti allo specchio in palestra (discutibilissimo). Eppure, è senza dubbio quello più utilizzato dai datori di lavoro per farsi un’idea della persona che gli ha appena inviato via mail un Curriculum Vitae in formato europeo, asettico e senza foto.

Consiglio primario, forse non così scontato: controlla sempre la privacy dei tuoi contenuti, evitare di renderli visibili a tutto il globo potrebbe darti una mano in questo senso dato che così facendo, se l’altra persona non è trai tuoi amici, non può vedere tutti tutto ciò che sbatti sulla bacheca.

Se, invece, non hai alcun timore e vuoi sfruttare a pieno la potenzialità dei social network facendo vedere i tuoi post a chiunque, evita almeno di inneggiare ogni giorno alla violenza o al razzismo e/o di pubblicare foto mentre ti rolli una sigaretta aromatizzata o butti fuori l’anima dopo una serata in un club. Saresti contento se il tuo boss lo sapesse? Dubito…

LinkedIn

Al contrario di Facebook, LinkedIn è il social network professionale per antonomasia. Qui i responsabili del reclutamento delle aziende, guardano attentamente il tuo profilo, dalla formazione scolastica alle esperienze lavorative, passando per competenze, certificazioni ecc.

Un aiuto in più può essere, indubbiamente, la pubblicazione di post o articoli che danno prova della tua creatività e dei tuoi interessi, meglio se correlati al settore in cui sta cercando lavoro, almeno l’azienda sa che ne mastichi un po’ di quel business.

Twitter

Citando la ricerca della Stevenson University, Twitter viene utilizzato dai datori di lavoro “per capire i tuoi atteggiamenti professionali e personali”, perciò, fai attenzione al nome che hai scelto di utilizzare e ai contenuti che pubblichi e con cui interagisci. Però diciamocelo, utilizzare Twitter in Italia nel 2017, a scopo personale, ha ancora senso? Mah…

Instagram

Questo social in perenne crescita (link) non è stato considerato dalla Stevenson, tuttavia, se cerchi lavoro nel campo dei social network e della comunicazione digital, vedrai che qualcuno nella azienda per cui ti sei proposto guarderà sicuramente cosa condividi su Instagram e, soprattutto, come lo condividi.

Anche qui, come per Facebook, impostare il profilo come privato può essere un aiuto, sebbene così facendo, le possibilità di “crescere” diventano decisamente limitate. Al contrario, pubblicare contenuti unici, graficamente curati, con gli hashtag giusti e senza frasi di Jim Morrison sotto una foto dei propri piedi, può rappresentare un surplus per le tue chance di essere assunto.

Ci sarebbero anche altri social network da analizzare ma che il tuo possibile datore di lavoro di lavoro non guarderà mai e, probabilmente, non utilizza neanche. Perciò, se stai cercando un lavoro in questo settore – e non solo – fai attenzione a cosa pubblichi sui social e, se sei interessato, mandaci pure il tuo curriculum. Ti avviso, darò un’occhiata ai tuoi profili 🙂

Matteo

Snapchat: la possibile fine di un fenomeno?

Chi si accontenta gode” recita un celebre proverbio, ed è forse ciò che avrebbero dovuto fare Bobby Murphy e Evan Spiegel, fondatori del celebre servizio di messaggistica nato nel 2011, quando Mark Zuckerberg ha bussato alla loro porta con l’intenzione di acquistare la start up da loro ideata, mettendo sul piatto un’offerta pari a 3 miliardi di dollari, che però è stata rispedita al mittente.

Un rifiuto che, perlomeno fino a qualche mese fa, sembrava dare ragione agli ambiziosi Murphy e Spiegel, con il successo che negli ultimissimi anni questo social network ha riscosso (con ricavi per oltre 400 milioni di dollari l’anno).

Dopo aver incassato il secco “no”, Mark Zuckerberg, nel 2014, aveva già provato a “mettere i bastoni fra le ruote” a Snapchat con due applicazioni (Poke e Slingshot), ma senza successo. Se dunque i precedenti tentativi si erano rivelati degli autentici “buchi nell’acqua”, così non è stato con l’ultima trovata (o ultime trovate) pensate ed attuate da Zuckerberg e soci: la nascita, nell’agosto del 2016, delle Instagram Stories, ovvero di una nuova funzionalità della popolare piattaforma di condivisione immagini che permette di pubblicare foto e video a tutti i propri follower per le successive 24 ore, con una “ispirazione” a Snapchat che pare chiara ed evidente (allo stesso tempo, la crescita degli utenti di Snapchat è entrata in fase di stallo nella seconda metà dell’anno); questa nuova funzione di Instagram raccoglie subito un successo enorme, con l’attuale statistica di 150 milioni di users al giorno.

In precedenza abbiamo parlato di “trovate” non a caso, perché, visto il successo ottenuto con le Instagram Stories, anche Facebook ha da pochissimo lanciato le Facebook Stories, con la possibilità di pubblicare sequenze di fotografie e video che scompaiono dopo 24 ore, senza che queste compaiano nel profilo, salvo che l’utente non decida di mostrarle anche lì.

Secondo una ricerca condotta da TechCrunch, da agosto a novembre 2016, i visitatori unici medi per Snapchat Stories sono diminuiti del 40%. A volte, chi si accontenta gode.

Enrico

Agenzia di comunicazione vs freelance

Si può fare un confronto tra un’agenzia di comunicazione e un freelance? Certo, soprattutto se l’intenzione è sorriderne (senza polemica)!

Vi ricordate il match birra verso femmina?

Ma sì dai quello che dice: 

«Se ti fai una birra in un locale affollato, è normale. Se ti fai una femmina in un locale affollato, diventi un mito. Un punto alla femmina.»

Ecco, partendo da qui, noi oggi vi presentiamo:

L’AGENZIA DI COMUNICAZIONE VERSUS IL FREELANCE

IL Confronto

  1. Il freelance ha taroccato una foto rubata da Internet, e te l’ha messa in primo piano sul tuo sito nuovo di zecca. Dopo ventiquattr’ore ti chiama l’autore e ti chiede anche i danni morali. “Ma non c’era l’immagine che mi avete chiesto…”, ti dirà. L’agenzia la crea, e non te lo dice nemmeno. Un punto all’agenzia.
  2. Se hai dei soci e devi presentare il piano di comunicazione, dall’agenzia non si presenterà nessuno con il risvoltino e le bretelle su camicia a quadri. Molto probabilmente sarà figa, e in tacco dodici. Due punti all’agenzia.  
  3. Il freelance è per definizione singolo. L’agenzia è sempre (almeno) trina. Vince l’agenzia, tre cervelli a zero.
  4. Contatti il freelance, e in cinque minuti ti cambia per la quinta volta il colore del logo dal giallo-esselunga della settimana scorsa al blu-di-Prussia-sottotono. Vai in agenzia e ti spiegano che i colori del logo non vanno per forza abbinati alla cravatta, tutti i giorni.
  5. L’agenzia ha una sede figa, ci sono le sedie comode, e ti offrono sempre il caffè. Il freelance vive con la mamma, e se ti va bene puoi trattenerti a cena che c’è la parmigiana. Un punto per il freelance e due per la mamma.
  6. Col freelance puoi fare serata, conosce i posti giusti e i cocktail giusti. In Agenzia hanno famiglia, perché di solito fanno una vita normale. Un punto al freelance.
  7. L’agenzia di comunicazione ha degli orari di ufficio, che non sono gli orari di chiusura dell’Ikea (dove lavora il freelance). Un punto per l’agenzia.
  8. L’agenzia usa le email, che puoi controllare quando sei al lavoro. Il freelance ti manda la bozza della brochure via Whatsapp, alle due del mattino, perché dopo essersi sparato un’intera stagione di The Walking Dead, si è ricordato della consegna che doveva fare dieci ore prima. Un punto all’agenzia.
  9. Il freelance ti fa in pochissimo lavori velocissimi. E tutti rigorosamente copiati da Internet. Meno dieci punti al freelance.
  10. Per quindici euro, in nero, trovi sicuramente un freelance che ti cambia anche il colore della facciata di casa. Se gradisci il marchietto Shutterstock ogni due metri. Un punto all’imbianchino.
  11. Sono le undici e il freelance ancora non risponde al telefono. Il titolare dell’agenzia è in piedi dalle sette meno un quarto, operativo dieci minuti dopo, al quinto caffè atomico entro le otto. Un punto all’agenzia.
  12. Il freelance ti chiede l’amicizia su Facebook. Mille punti all’agenzia.

Le 3 cose da evitare ad un grafico

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Come mettere alla prova la pazienza di un grafico? Dei geni del male (senza volerlo, o forse si) hanno sperimentato le più crudeli torture nei confronti di questa figura professionale, rischiando di provocare in essi reazioni sobrie pari a quelle di Vittorio Sgarbi (CAPRA! CAPRA!).

Quali sono queste cose da evitare?

In terza posizione troviamo la classica “per stasera mi fai 2/3 varianti”

Il povero grafico, già alla presa con altri lavori, sente queste parole e controlla che sulla sua maglia non sia improvvisamente comparsa la lettera “S” rossa su uno scudo giallo; dopo averne appurato l’assenza, si accinge a passare una notte davanti allo schermo di un pc, con il cervello in pappa e borse (o meglio, valigie) sotto agli occhi. Giustificazione data ad amici e familiari per l’aspetto cadaverico: “tutta colpa dell’insonnia”.

Alla numero due si presenta invece l’elegante quanto illusorio “ti giro il logo in alta definizione”

Qui sembrerebbe tutto tranquillo, ma il grafico navigato sa già cosa aspettarsi: ecco che arriva la mail con il logo in “super mega full hd 6k”, peccato che nell’aprirlo questo presenta meno pixel di Fifa 1998 per la PlayStation 1 o dei giochini del Nokia 3310 (sì, il cellulare che nemmeno Bud Spencer con un suo pugno sarebbe riuscito a scalfire). Spiegazioni? Probabilmente inizialmente la foto era in hd (alta disgrazia), ma durante l’invio del logo parecchi pixel devono essersi suicidati o aver avuto un malore.

Alla posizione numero uno, l’impareggiabile “tanto col pc ci metti cinque minuti”

Le parole che fanno trasformare anche il grafico più innocuo nel Mike Tyson dei vecchi tempi, ma come biasimarlo? Se davvero è un’operazione così semplice e rapida, perché allora non farsela da soli, tenendo a mano preziosi quattrini? Semplice, perché creare un logo richiede creatività e competenze specifiche! La realizzazione di un logo richiede tempo: se trovate un grafico che in 5 minuti è in grado di realizzarvi un logo le opzioni sono due: o è un genio, o il logo potrebbe tranquillamente comparire nella nostro prossimo articolo dedicato ai dieci loghi più imbarazzanti di sempre (la cui pubblicazione avverrà a breve).

Enrico

L’importanza del brand name

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Il brand name, per chi non lo sapesse, è semplicemente il nome della marca, ma siete sicuri che è solo un semplice nome?

Spesso accade che la scelta del nome di un marchio sia l’ultima cosa a cui un imprenditore pensa nel momento in cui decide di aprire una nuova attività, o comunque attribuisce ad essa poca importanza. “L’importante è che il prodotto sia valido, il nome conta quanto il due di briscola”

Pessima scelta.

Il “naming” può evocare sensazioni, caratteristiche, attributi del prodotto, ma anche richiamare i valori dell’azienda. Ciò contribuisce a rendere un brand unico, interessante, attraente, riconoscibile agli occhi del pubblico, distinguendolo dalla concorrenza.

Per rendere possibile tutto questo, però, il nome del marchio deve possedere determinate caratteristiche: originale, breve, facile da ricordare, accattivante. “Le ricette di zia Giuseppina” o “Impianti Supercalifragil…” non corrispondono esattamente a queste caratteristiche. Questo genere di nomi suscitano nel pubblico precise domande, come ad esempio se quel giorno chi li ha ideati avesse esagerato con l’utilizzo del vino rosso per cucinare la carne.

Un nome adeguato, attraente, coerente con l’attività dell’azienda, può evocare sensazioni positive e rassicuranti nella mente del potenziale cliente, permettendo così di distinguersi dalla concorrenza. Un esempio? Vitasnella, oppure Facile.it: nomi d’impatto notevole, che in maniera immediata danno un’impressione positiva, vincente!

Oltre ai benefici sopra citati, il brand name offre anche un altro vantaggio molto importante: il posizionamento sui motori di ricerca. Un nome a dominio ben ideato facilita il ricordo del marchio, incrementandone così la possibilità di essere cercato in rete. Questi benefici possono essere amplificati tramite il ricorso ad un esperto Seo (che sia esperto davvero). In questo modo, il vostro marchio potrebbe finalmente superare il tanto odiato sito di abbigliamento azbeko-thailandese che da mesi occupa una posizione migliore della vostra!

Siete ancora convinti che il brand name valga quanto un due e non invece quanto un asso?

Enrico

(Anti)Social Media Marketing

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Oggi, tutti (o quasi) utilizzano i social networks: per comunicare, per informarsi e/o informare, oppure semplicemente per la curiosità di vedere cosa hanno postato i propri “amici”(alias farsi i ca…voli degli altri).

E’ proprio per l’importanza rivestita dai social nella vita di ogni persona che per un’azienda è fondamentale essere presente all’interno di questa realtà virtuale, che è ormai un tutt’uno con quella materiale.

E la tua azienda, è sui social? E se lo è, in che misura?

Esserci, poter dire “ci siamo anche noi” non basta, bisogna essere attivi, farsi sentire: la comparsa lasciatela agli attori.

La pubblicazione dei contenuti avviene con continuità? Oppure per pubblicare qualcosa attendi il cambio solstizio-equinozio? I contenuti dei tuoi post sono interessanti ed adatti al tipo di pubblico che vuoi colpire? Rispondi ai messaggi/commenti degli utenti?

Queste domande sono le più facili da porsi, le più immediate, ma non sono le uniche!

I tuoi account aziendali contengono tutte le informazioni necessarie al riguardo? Sembra banale come domanda, eppure ci sono molte aziende che non specificano di cosa si occupano, che tipo di servizi offrono, che orari fanno, oppure non spendono nemmeno 2 righe per raccontare la storia della propria azienda.

Sembrano piccoli dettagli, cose insignificanti, eppure, al contrario, sono tutti elementi che fanno la forza degli account social di un’azienda, che rappresentano per il potenziale cliente delle significative comodità.

Gli account social sono, per un’azienda, una sorta di “vetrina virtuale”, un biglietto da visita che deve ispirare professionalità, precisione, cura dei dettagli. Se questi account si fanno solo per la semplice e mera comparsa, piuttosto meglio evitare, risparmiando così delle figure non proprio invidiabili.

Se invece la tua volontà è quella non solo di esserci, ma di rendere realmente efficace e redditizia questa presenza sui social networks, smetti di essere asocial(e) e affidati alle persone giuste!

Enrico