Governo Vs. web influencer!

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Se avete un profilo Instagram e seguite qualche star – o presunta tale – dello showbiz, avrete sicuramente visto una loro foto in pose “seducenti” con in mano qualche prodotto, accompagnate da un testo totalmente diverso dai loro soliti e con taggato il brand che l’ha realizzato.

Ecco, questo è il pane quotidiano dei vari influencer sparsi nel mondo, capeggiati nel nostro Paese dalla futura signora Fedez, Chiara Ferragni, che quasi giornalmente guadagnano fior fior di quattrini con delle semplici foto pubblicate sui loro profili social.

In questi giorni, in parlamento, si è discusso proprio di questo argomento e con 218 voti favorevoli è passato il testo per la regolamentazione dei web influencer. Perché ciò? Perché questi super vipsss guadagnano diversi eurini grazie ad una sorta di pubblicità occulta e non regolata e, infatti, da diverso tempo Agcom e Antitrust volevano intervenire sul tema, come tra l’altro è già stato fatto all’estero.

L’Unione Nazionale Consumatori ha così spiegato tale provvedimento:

Grazie alla nostra sollecitazione, Sergio Boccadutri ha presentato un ordine del giorno che è stato approvato durante l’esame del ddl Concorrenza sul tema della pubblicità promossa in modo occulto dai web influencer. Il nostro obiettivo è avere regole chiare che, accanto ad ogni foto sponsorizzata, compaia sempre una didascalia che informi correttamente del carattere promozionale del messaggio”.

Hola Chicas 🌸 la freschezza del Tropical per continuare il mio percorso Detox di @fittea.it anche a Ibiza 🌴 Mai fermarsi soprattutto d'estate👙 #tropical #ad

Un post condiviso da Belén Rodriguez 🇦🇷🇮🇹 (@belenrodriguezreal) in data:

D’ora in poi, dunque, ogni post di questa tipologia pubblicato da Belen e compagnia bella dovrà essere obbligatoriamente accompagnato dall’hashtag #ad – ovvero advertising, come potete vedere sopra – ma è probabile che in futuro le restrizioni saranno anche maggiori.

Restate connessi sulla nostra pagina Facebook per rimanere aggiornati! #ideagency

 

Matteo

Hai una pagina social aziendale? Ecco come (non) pubblicare i tuoi post!

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Fare il social media manager, in fondo in fondo, è un bel lavoro, soprattutto quando devi fare l’assessment delle pagine social dei customer e dei suoi competitor. Sì, ho usato queste parole solo per essere cool, va così di moda esserlo…

Bazzicando tra un settore e l’altro dell’industria locale se ne vedono veramente delle belle: tra sharelink (altra parola cool) con l’url sia nel titolo che nella descrizione e immagini di ruspe pubblicate alle 2 di notte, ce ne è di materiale che ti strappa sicuramente un sorriso e ti fa capire che forse, questo lavoro, può essere d’aiuto a molte persone/aziende.

Noi di Ideagency crediamo fortemente nella potenza comunicativa dei vari social network e, per questo motivo, vogliamo fornirvi alcuni consigli su come far valere il tuo vantaggio competitivo nelle pagine di Facebook, LinkedIn, Instagram etc. :

  1. Pensa bene a cosa vuoi scrivere e al perché lo vuoi scrivere: se pensi che il post che hai tanta voglia di pubblicare possa interessare alla tua schiera di “fan”, o a parte di essa, e/o possa fornirgli un beneficio (anche solo strappargli un sorriso) allora vai! Ricordati però che all’utente medio piacciono principalmente due cose: ridere e, sfortunatamente, fare polemica, quindi occhio a quelli che pubblichi!
  2. Pubblica i post ad un orario decente: già hai pochi fan e gli algoritmi dei social network non ti premiano, cosa diavoli pubblichi i tuoi prodotti la notte fonda o la mattina alle 6? Non è forse meglio pubblicarli in un orario in cui i tuoi “fan” sono più facilmente connessi?
  3. Evitare post chilometrici: le varie statistiche pubblicate sull’internet dimostrano che i contenuti che ottengono più successo sui social network sono quelli con meno testo, in particolare sotto i 70 caratteri. Le persone passano la maggior parte del tempo sui social per svago e hanno solo voglia di piazzare like e guardare immagini e video, non di leggere dei saggi brevi. Cerca di essere sintetico – con criterio – e rimanda sul sito o altre piattaforme per ulteriori informazioni.
  4. Call to action: dai un motivo ai fan per leggere il tuo post e/o svolgere un’azione (click al tuo sito web, iscrizione alla newsletter etc.), fagli una domanda e cerca di attirare il loro interesse e vedrai che sarà più facile ricevere una loro “interazione”.
  5. Seleziona attentamente le immagini: evita, per favore, di pubblicare immagini sgranate, mosse, più piccole di un francobollo o in cui si vede più il tuo dito che il soggetto dell’immagine. Ah, ovviamente, evita i Buongiornissimo Kaffèèè!1!1! e compagnia bella, grazie!
  6. Hashtag: questi amati # servono per ampliare il raggio d’azione dei tuoi post o per racchiuderli sotto un unico hashtag riconoscitivo. Escludendo Instagram e Twitter, negli altri social tuttavia non servono più di tanto, quindi non abusatene!

Di consigli ce ne sarebbero anche tanti altri, ma già tenere a mente questi 6 punti potrà esservi d’aiuto nel comunicare correttamente la vostra azienda e i vostri prodotti sui social network. Se avete dubbi o informazioni al riguardo, o volete affidarvi a noi per compiere questo arduo compito, contattateci e saremo felicissimi di darvi una mano (e un like 😉 )

 

Matteo

 

 

Stai cercando lavoro? Occhio a quello che pubblichi sui social!

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La Stevenson Univeristy, università del Maryland negli Stati Uniti, ha di recente pubblicato un’infografica sulla relazione tra la ricerca di un posto di lavoro e l’utilizzo dei social network da parte del candidato, evidenziando come il 60% dei datori di lavoro dà un occhiata a Facebook e compagnia bella per compiere una scrematura iniziale.

Questo discorso non è rivolto a tutti i settori, tuttavia, anche se non lavori nel mondo del digital, il consiglio è sempre quello di evitare di pubblicare contenuti compromettenti, come post socialmente e politicamente discutibili o foto imbarazzanti che tanto tra 4/5 anni ti vergognerai tu stesso di aver svelato alla tua cerchia di amici e “fan”.

Andiamo, dunque, ad analizzare nel dettaglio i principali social network visionati dalle aziende:

Facebook

Facebook è un social network personale dove uno, tecnicamente, è libero di pubblicare quello che vuole, dalle foto di ogni pasto fatto durante la giornata (discutibile) al selfie davanti allo specchio in palestra (discutibilissimo). Eppure, è senza dubbio quello più utilizzato dai datori di lavoro per farsi un’idea della persona che gli ha appena inviato via mail un Curriculum Vitae in formato europeo, asettico e senza foto.

Consiglio primario, forse non così scontato: controlla sempre la privacy dei tuoi contenuti, evitare di renderli visibili a tutto il globo potrebbe darti una mano in questo senso dato che così facendo, se l’altra persona non è trai tuoi amici, non può vedere tutti tutto ciò che sbatti sulla bacheca.

Se, invece, non hai alcun timore e vuoi sfruttare a pieno la potenzialità dei social network facendo vedere i tuoi post a chiunque, evita almeno di inneggiare ogni giorno alla violenza o al razzismo e/o di pubblicare foto mentre ti rolli una sigaretta aromatizzata o butti fuori l’anima dopo una serata in un club. Saresti contento se il tuo boss lo sapesse? Dubito…

LinkedIn

Al contrario di Facebook, LinkedIn è il social network professionale per antonomasia. Qui i responsabili del reclutamento delle aziende, guardano attentamente il tuo profilo, dalla formazione scolastica alle esperienze lavorative, passando per competenze, certificazioni ecc.

Un aiuto in più può essere, indubbiamente, la pubblicazione di post o articoli che danno prova della tua creatività e dei tuoi interessi, meglio se correlati al settore in cui sta cercando lavoro, almeno l’azienda sa che ne mastichi un po’ di quel business.

Twitter

Citando la ricerca della Stevenson University, Twitter viene utilizzato dai datori di lavoro “per capire i tuoi atteggiamenti professionali e personali”, perciò, fai attenzione al nome che hai scelto di utilizzare e ai contenuti che pubblichi e con cui interagisci. Però diciamocelo, utilizzare Twitter in Italia nel 2017, a scopo personale, ha ancora senso? Mah…

Instagram

Questo social in perenne crescita (link) non è stato considerato dalla Stevenson, tuttavia, se cerchi lavoro nel campo dei social network e della comunicazione digital, vedrai che qualcuno nella azienda per cui ti sei proposto guarderà sicuramente cosa condividi su Instagram e, soprattutto, come lo condividi.

Anche qui, come per Facebook, impostare il profilo come privato può essere un aiuto, sebbene così facendo, le possibilità di “crescere” diventano decisamente limitate. Al contrario, pubblicare contenuti unici, graficamente curati, con gli hashtag giusti e senza frasi di Jim Morrison sotto una foto dei propri piedi, può rappresentare un surplus per le tue chance di essere assunto.

Ci sarebbero anche altri social network da analizzare ma che il tuo possibile datore di lavoro di lavoro non guarderà mai e, probabilmente, non utilizza neanche. Perciò, se stai cercando un lavoro in questo settore – e non solo – fai attenzione a cosa pubblichi sui social e, se sei interessato, mandaci pure il tuo curriculum. Ti avviso, darò un’occhiata ai tuoi profili 🙂

Matteo

La crescita inarrestabile di Instagram: raggiunta quota 700 milioni di utenti!

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Duecento milioni di persone in meno di un anno. Si avete letto bene: 200.000.000 di persone! A cosa ci stiamo riferendo? Agli utenti conquistati da Instagram nel giro di 10 mesi!

Era il giugno dell’anno scorso, quando l’app di proprietà di Facebook ha raggiunto il traguardo di mezzo miliardo di utenti ma ciò, ovviamente, rappresentava solo una tappa del suo lungo percorso trionfale. Come è ormai ben noto, infatti, un paio di mesi dopo sono state introdotte le Stories, ampliando così i già vasti orizzonti di Instagram e, soprattutto, mettendo i bastoni nelle ruote al diretto concorrente, Snapachat (RIP).

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Ora siamo alla fine di aprile, 10 mesi dopo, e ci siamo già messi alle spalle un’altra novità, le dirette Live. Giorno dopo giorno, aggiornamento dopo aggiornamento, Instagram ha raggiunto così quota settecento milioni (il doppio di Twitter e circa tre volte Snapachat), e la sua crescita sembra veramente senza fine: dati alla mano, se mantenesse la crescita di questi ultimi mesi, l’app per foto e video raggiungerà quota un miliardo di utenti nel giro di un anno, rendendo ancora più felice (e ricco) Mark Zuckerberg, che già gongola per bene con i 1,2 miliardi di WhatsApp e – rullo di tamburi – i 1,9 miliardi di Facebook.

Insomma, da quando il celebre social con sede a Menlo Park, California, l’ha acquisita, Instagram è diventata sempre più forte: boomerang, direct, storie, live sono probabilmente solo alcune delle innumerevoli novità che avremo tra le mani nei prossimi mesi, quindi teniamoci pronti a correre sull’App Store per scaricare i prossimi aggiornamenti. E voi ce l’avete Instagram? Noi 🙂

Matteo

Mark Zuckerberg, l’acchiappatutto

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C’era una volta internet, con i suoi tanti motori di ricerca e siti web cliccati giornalmente da milioni e milioni di utenti, ora c’è Facebook – o forse è più corretto dire – ora c’è Mark Zuckerberg.

Dal giorno della sua fondazione, 4 febbraio 2004, ad oggi, il buon Mark ha cambiato e migliorato il suo giocattolino una miriade di volte, facendolo diventare il terzo sito più cliccato al mondo – dietro solo al colosso Google/YouTube – con un contemporaneo ingigantirsi del suo conto in banca: questo giovane ragazzo nato a White Plains, NY, nel 1984, è divenuto nel giro di pochi anni una delle persone più ricche al mondo, con un patrimonio stimato di 61,4 miliardi di dollari; due spicci insomma…

Uno dei suoi punti di forza è sicuramente la strategia con cui sfida la concorrenza. I competitor finiti sotto i suoi potentissimi radar sono già diversi: uno dei primi è stato Instagram, acquistato direttamene da Facebook nel 2012 per la modica cifra di 1 miliardo di dollari e reso ancora più forte di quanto non fosse prima, grazie anche ad uno dei suoi ultimi aggiornamenti: le Instagram Stories. L’estate scorsa ha infatti “copiato” un po’ il nemico Snapchat, condannandolo ad una morte certa, o quasi, e fa un po’ sorridere pensare che il co-fondatore dell’applicazione con il fantasma, Evan Spiegel, nel 2013 ha rifiutato la bellezza di 3 miliardi di dollari per l’acquisto da parte di Mark, affermando che “sono pochi per la mia app”. Risultato? Instagram – e ora anche Facebook – ha incorporato il suo elemento distintivo, facendo così calare drasticamente l’utilizzo di Snapchat da parte dei giovani utenti.

Non contento, poco dopo, Mark ha puntato un altro social, LinkedIn, implementando tra le tante feature di Facebook la possibilità di offrire e cercare posti di lavoro. Per saperne di più potete leggere il nostro recente articolo cliccando qui.

Ma ovviamente non si ferma qui: se li utilizzate spesso, nelle ultime settimane avrete visto un aggiornamento dietro l’altro nei suoi due social network – compreso WhatsApp – sintomo che i giochi non sono ancora terminati, anzi, forse sono solo appena iniziati. Avete visto com’è cambiato da desktop lo strumento di ricerca di Facebook? Non vi ricorda un po’ quello di Google? Avete notato, infine, quanto sta puntando sulle notizie e sulla lotta alle fake news? È proprio di questi ultimi giorni la nuova icona a forma di razzo, visibile nella versione mobile di Facebook, che porta tutti gli utenti in un secondo news feed colmo di articoli e video selezionati direttamente da FB.

Insomma, piano piano, anno dopo anno, aggiornamento dopo aggiornamento, Mark Zuckerberg si sta trasformando in…Internet. Tenetevi pronti e per rimanere aggiornati sulle sue novità seguiteci sulla nostra pagina!

Matteo

Come (non) comunicare la tua azienda sui social network

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Immagini 30x30px, profili social aperti e più desolati di un negozio di magliette di Higuain a Napoli, domande di fan lasciate lì senza alcuna risposta: sono solo alcuni tra gli esempi più gettonati di un’azienda B2B che nel 2017 ha deciso di sbarcare nell’immenso e spericolato mondo dei social network.

Molte volte, chi decide di fare questo primo passo (degno di quello celebre datato 20 luglio 1969) è un imprenditore industriale ultra cinquantenne che, preso dalla voglia sfrenata di usare qualche hashtag e piazzare a nome dell’azienda like a random (o il mio preferito, l’auto-like), apre pagine e profili senza pensarci un secondo. Quali sono le conseguenze?

Una perdita di tempo/denaro per lui e per chi, magari per caso, finisce su una delle sue pagine, probabilmente alla ricerca di informazioni sull’azienda, dato che ormai i social stanno eguagliando per numero di ricerche i vari Google, Yahoo, etc. Per non parlare dell’imbarazzo, con il senno del poi, di ritrovarsi sulla pagina immagini di BUONGIORNISSIMO KAFFE’!1!1 e foto di prodotto sfuocate e senza alcuna link/descrizione.

Ma partiamo da un presupposto fondamentale: non a tutte le aziende serve avere una pagina Facebook (tantomeno un profilo Twitter o Instagram). Ogni social ha il proprio bacino di utenti, con i propri obiettivi e interessi, e, perciò, prima di aprire la tua bellissima pagina con logo sgranato e senza alcun tipo di informazione, pensa bene a questi punti:

  • Quale obiettivo voglio ottenere con i social network?
  • Quali social network utilizzano i miei clienti/fornitori?
  • Quali e quante risorse interne posso impiegare per questa attività?
  • Che tipologia di materiale e informazioni posso pubblicare sui social network che decido di aprire?
  • La concorrenza cosa fa?

Se a queste 5 domande avete trovato una risposta sensata, allora dovreste essere sulla retta via per comprendere cosa fare su questi amatissimi social network.

Poi per carità, ci sono anche aziende B2B che utilizzano i social nel modo corretto, pubblicando costantemente e utilizzando contenuti graficamente ok (forse non per tutti…). Il problema, però, è che sono di una noia mortale e che all’azienda non portano niente, nemmeno una chiamata in ufficio o un clic al sito, in quanto recapiti inseriti pari a zero.

Quindi, come forse non è così scontato dire, prima di agire pensate bene (ma bene bene) a cosa dovete fare per raggiungere il vostro obiettivo, che non necessariamente deve essere collegato al denaro, così non perderete tempo e non rischierete di compromettere la vostra immagine. O altrimenti chiedete un aiuto a chi di tutto ciò ne ha fatto un lavoro, tipo noi 🙂

Matteo

Snapchat: la possibile fine di un fenomeno?

Chi si accontenta gode” recita un celebre proverbio, ed è forse ciò che avrebbero dovuto fare Bobby Murphy e Evan Spiegel, fondatori del celebre servizio di messaggistica nato nel 2011, quando Mark Zuckerberg ha bussato alla loro porta con l’intenzione di acquistare la start up da loro ideata, mettendo sul piatto un’offerta pari a 3 miliardi di dollari, che però è stata rispedita al mittente.

Un rifiuto che, perlomeno fino a qualche mese fa, sembrava dare ragione agli ambiziosi Murphy e Spiegel, con il successo che negli ultimissimi anni questo social network ha riscosso (con ricavi per oltre 400 milioni di dollari l’anno).

Dopo aver incassato il secco “no”, Mark Zuckerberg, nel 2014, aveva già provato a “mettere i bastoni fra le ruote” a Snapchat con due applicazioni (Poke e Slingshot), ma senza successo. Se dunque i precedenti tentativi si erano rivelati degli autentici “buchi nell’acqua”, così non è stato con l’ultima trovata (o ultime trovate) pensate ed attuate da Zuckerberg e soci: la nascita, nell’agosto del 2016, delle Instagram Stories, ovvero di una nuova funzionalità della popolare piattaforma di condivisione immagini che permette di pubblicare foto e video a tutti i propri follower per le successive 24 ore, con una “ispirazione” a Snapchat che pare chiara ed evidente (allo stesso tempo, la crescita degli utenti di Snapchat è entrata in fase di stallo nella seconda metà dell’anno); questa nuova funzione di Instagram raccoglie subito un successo enorme, con l’attuale statistica di 150 milioni di users al giorno.

In precedenza abbiamo parlato di “trovate” non a caso, perché, visto il successo ottenuto con le Instagram Stories, anche Facebook ha da pochissimo lanciato le Facebook Stories, con la possibilità di pubblicare sequenze di fotografie e video che scompaiono dopo 24 ore, senza che queste compaiano nel profilo, salvo che l’utente non decida di mostrarle anche lì.

Secondo una ricerca condotta da TechCrunch, da agosto a novembre 2016, i visitatori unici medi per Snapchat Stories sono diminuiti del 40%. A volte, chi si accontenta gode.

Enrico